Jeff Dillon fine art landscape painting shaped by Canadian nature, seasonal colour, and personal memory

Una parte della mia storia: come la natura, il colore e la memoria plasmano i miei dipinti

Le prime influenze e le esperienze vissute che continuano ancora oggi a plasmare i dipinti di Jeff Dillon. Ogni pittore porta con sé una storia in studio. Per me, questa storia affonda le radici nel paesaggio canadese, nella particolare qualità della luce sull’acqua, nel modo in cui i colori cambiano con il susseguirsi delle stagioni e nei ricordi legati a luoghi e momenti specifici. Non sono elementi a cui ricorro consapevolmente quando dipingo. Fanno semplicemente parte del mio modo di vedere. Capire da dove proviene un artista può cambiare il modo in cui si vive la sua opera, e questa è una parte della mia storia che sono lieto di condividere.

Quando un dipinto è davvero finito? Lettura Una parte della mia storia: come la natura, il colore e la memoria plasmano i miei dipinti 5 minuti Avanti Arte canadese per uffici e spazi commerciali

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Sono sempre stato attratto dall’aria aperta. Fin da piccolo mi ritrovavo a vagare tra campi e foreste, ad arrampicarmi sugli alberi e a prestare attenzione ai piccoli dettagli: la consistenza della corteccia, il modo in cui la luce giocava sulle foglie, il lento movimento degli insetti. Crescere nella Columbia Britannica, in Manitoba e in Ontario mi ha permesso di osservare in prima fila paesaggi così diversi, e ognuno ha lasciato su di me un’impronta unica.

Ricordo ancora un viaggio di famiglia nella Columbia Britannica, quando ero bambino. Ero completamente sopraffatto dalla vastità delle montagne. Ancora oggi non riesco davvero a rendermi conto di quanto siano imponenti. Quel viaggio mi è rimasto dentro: la sensazione di stare ai piedi di qualcosa di così grande, percependo la distanza che si estendeva davanti a me. Era un’esperienza umiliante e ha acceso qualcosa in me.

Tornato a casa, nelle praterie del Manitoba, il paesaggio non avrebbe potuto essere più diverso. La pianura della terra era altrettanto mozzafiato delle montagne, a modo suo. I cieli delle praterie erano sempre in movimento: nuvole che cambiavano forma e si allungavano, fronti temporaleschi che arrivavano e si allontanavano, luce e ombra che giocavano sui campi. Trascorrevo intere giornate all’aperto, semplicemente osservando come cambiava il cielo. C’era qualcosa nel continuo movimento sopra di me che sembrava al tempo stesso pacifico ed emozionante.

In Ontario, furono i colori mutevoli degli alberi in autunno a catturare la mia attenzione. I rossi, gli ori e gli arancioni sembravano pennellate della natura stessa, sparse sul paesaggio. Gli affioramenti rocciosi, levigati dai ghiacciai molto tempo fa, aggiungevano alla terra un senso di storia: silenziosi ricordi del passato. Durante i mesi estivi mi arrampicavo sugli alberi ed esploravo ogni angolo di ciò che mi circondava. Mi perdevo nelle consistenze del mondo intorno a me, osservando da vicino la corteccia di un albero, il modo in cui la luce colpiva una foglia o come il vento trasportava le nuvole nel cielo. Sono sempre stato attratto da queste piccole cose. Ad alcuni possono sembrare insignificanti, ma per me sono sempre state importanti.

Anche se da piccolo disegnavo molto — piccoli disegni a matita sui quaderni di scuola o studi veloci sugli album da disegno — non ho iniziato subito a dipingere davvero. Ci provai soltanto un Natale, quando i miei genitori mi regalarono un set di colori. Ricordo di aver lavorato allora su alcune tele piatte, ma non diventò una passione duratura. La vita andò avanti, e fu solo tra la metà e la fine dei miei vent’anni che sentii di nuovo il richiamo della pittura.

Quando avevo trent’anni, presi una decisione. Mi ritagliai del tempo per dipingere, anche se non era sempre facile trovarlo. Cercavo di dipingere dalle quattro alle sei ore al giorno, sette giorni alla settimana quando possibile, anche se la vita finiva sempre per prendersi qualche giornata qua e là. La pittura divenne più di un semplice sfogo creativo: diventò un modo per elaborare i miei pensieri, affrontare le difficoltà e concentrarmi. Mi offrì uno spazio per rallentare e dedicarmi a una cosa alla volta, soprattutto in un mondo che chiede continuamente la nostra attenzione in un milione di direzioni diverse.

Quando dipingo oggi, attingo a tutte quelle prime esperienze. Le montagne della Columbia Britannica, le praterie del Manitoba, i colori intensi dell’Ontario in autunno, gli insetti che osservavo camminare lungo i tronchi degli alberi, le nuvole che attraversavano il cielo: tutto è lì, stratificato nell’opera. Nel corso degli anni il mio stile si è evoluto, orientandosi verso colori decisi e vibranti e una pennellata espressiva. Sono sempre stato ispirato da artisti come Lawren Harris, per i suoi drammatici contrasti di luce e ombra, e van Gogh, per le sue pennellate audaci e il profondo legame con il mondo naturale. Ma con il tempo ho trovato il mio modo di vedere ed esprimere le cose, la mia voce di artista.

Per me, dipingere non significa soltanto creare qualcosa di piacevole da guardare. Significa creare uno spazio per riflettere, rallentare e connetterci con il mondo che ci circonda. Significa catturare quei momenti fugaci: il modo in cui la luce cambia su un paesaggio, il modo in cui il colore riempie il cielo o ciò che ci fa sentire un luogo tranquillo. Significa prendere quei momenti che altrimenti passerebbero inosservati e dar loro un posto sulla tela, dove possano essere visti e percepiti.

Guardando indietro, riesco a vedere quanto quei primi giorni mi abbiano plasmato, non solo come artista, ma anche come persona. Mi hanno insegnato a prestare attenzione, ad apprezzare i piccoli dettagli e a vedere la bellezza nelle cose di ogni giorno. E guardando avanti, so che continuerò a presentarmi in studio, con il pennello in mano, dando vita su tela a quei ricordi e a quelle esperienze.

Ogni dipinto che creo è un’occasione per condividere un frammento di quel viaggio, uno scorcio del mondo che mi ha ispirato da sempre. 🎨

~Jeff