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Che cosa ha catapultato Leonardo da Vincidella "Monna Lisa" all'apice del riconoscimento artistico globale? È il sorriso enigmatico della soggetto, gli eterni misteri che circondano la sua identità o forse la grandezza di Leonardo da Vinci, una luminare del Rinascimento? Questi fattori amplificano senza dubbio il fascino di questo capolavoro iconico del XVI secolo. Tuttavia, fu un furto audace, avvenuto poco più di un secolo fa, a portare questo ritratto discreto nel regno della fama senza pari.
Perché il furto della Monna Lisa l'ha resa famosa?
La Monna Lisa divenne molto più famosa dopo essere stata rubata dal Louvre nel 1911. Il furto fece notizia a livello internazionale, suscitò la curiosità del pubblico e diede vita a una spettacolare storia di recupero che trasformò il ritratto di Leonardo da Vinci in uno dei dipinti più riconoscibili al mondo.
La donna dietro il dipinto
Il ritratto di Lisa Gherardini, nota soprattutto come "Monna Lisa", non è celebre soltanto per il suo enigmatico sorriso, ma anche per la sua storia ricca e tumultuosa, compreso il famigerato furto dal Museo del Louvre. Dipinto da Leonardo da Vinci durante il Rinascimento italiano, raffigura Lisa del Giocondo, una nobildonna della famiglia Gherardini di Firenze e della Toscana. Sebbene si sappia poco della sua vita, recenti scoperte in un convento indicano che Lisa Gherardini nacque il 15 giugno 1479 a Firenze e probabilmente morì il 15 luglio 1542, all'età di 63 anni, anche se alcuni esperti suggeriscono che potrebbe essere vissuta fino al 1551, raggiungendo i 71 anni. Questo dipinto iconico, commissionato dal marito, un mercante di seta fiorentino, non solo immortala le sue sembianze, ma funge anche da finestra sull'epoca che ha plasmato la sua esistenza e sulla continua fascinazione del mondo dell'arte per la sua storia.

Il giorno in cui la "Monna Lisa" scomparve
Il 21 agosto 1911, una visita di routine al Louvre si trasformò in un evento storico quando il pittore Louis Béroud arrivò e scoprì che la "Monna Lisa" era scomparsa. Béroud, che aveva intenzione di disegnare il celebre dipinto, rimase sbalordito nel vedere uno spazio vuoto sulla parete. Informò immediatamente le guardie del museo. Il museo, per non correre rischi, fu chiuso al pubblico e iniziò una ricerca rigorosa. L'intera struttura fu controllata minuziosamente, dai corridoi agli angoli più nascosti, mentre le autorità interrogarono meticolosamente il personale e i visitatori recenti. La scomparsa improvvisa fece notizia in tutto il mondo, sconvolgendo la comunità artistica e gettando il Louvre in un'indagine frenetica per recuperare il capolavoro rubato.

Svelare il mistero: una scia di sospettati
La fase iniziale delle indagini si concentrò su Géry Piéret, noto per i suoi precedenti furti al Louvre. Piéret aveva una storia di piccoli furti di vari manufatti dal museo, attirando immediatamente l’attenzione della polizia. Tuttavia, poiché rimaneva irreperibile, gli investigatori estesero le verifiche ai suoi conoscenti, in particolare al suo datore di lavoro, il celebre poeta Guillaume Apollinairee persino Pablo Picasso. Entrambi avevano precedentemente acquistato da Piéret oggetti rubati, cosa che li implicò nell’indagine in corso. Dopo intensi interrogatori e uno scandalo pubblico, sia Apollinaire sia Pablo Picasso furono infine scagionati, spostando nuovamente l’attenzione dell’indagine sulla ricerca di altri possibili indizi.

Individuare il vero colpevole
Mentre le indagini proseguivano senza un sospettato preciso, la svolta arrivò quando Vincenzo Peruggia, un tuttofare italiano ed ex dipendente del Louvre, fu arrestato. Peruggia aveva escogitato un piano semplice ma audace: si nascose nel museo fino alla chiusura, rimosse la «Gioconda» dalla cornice e poi la occultò sotto il camice da lavoro. Nel tentativo di uscire, si accorse di essere rimasto chiuso dentro, ma la fortuna lo assistette quando, la mattina seguente, un operaio aprì inconsapevolmente la porta per lui. Le motivazioni di Peruggia erano in parte patriottiche — riteneva che il dipinto dovesse essere restituito all’Italia — e in parte opportunistiche: sperava che la scomparsa avrebbe aumentato il valore dei falsi a cui era coinvolto.

21 gennaio 1909 Foto segnaletica di Vincenzo Perugia, l’italiano che rubò la Gioconda dal Museo del Louvre di Parigi. Immagine via Wikimedia Commons.
La cospirazione dietro il furto
Nel 1932, il Saturday Evening Post aggiunse alla storia una svolta sensazionale. La rivista pubblicò un articolo in cui sosteneva che Eduardo de Valfierno aveva ideato il furto. Secondo il resoconto, Valfierno aveva ingaggiato Peruggia per rubare il dipinto nell’ambito di un piano più ampio che prevedeva il il falsario d’arte Yves ChaudronSi riteneva che Chaudron avesse realizzato sei copie della «Gioconda», che Valfierno aveva poi venduto a collezionisti ignari spacciandole per l’originale, sfruttando il caos seguito alla scomparsa del dipinto.

Eduardo de Valfierno potrebbe aver orchestrato il furto della Mona Lisa.
Il ritorno dell’icona
Dopo più di due anni, la «Mona Lisa» fu recuperata nel 1913 a Firenze, in Italia, dove Peruggia l’aveva tenuta nascosta nel suo appartamento. Alla fine tentò di vendere il dipinto alla Galleria degli Uffizi, sostenendo di voler rimpatriare l’opera in Italia. Tuttavia, i suoi sforzi furono vanificati quando il direttore della galleria intuì l’inganno e contattò la polizia. Il dipinto fu restituito al Louvre e Peruggia fu arrestato. L’episodio non solo riportò la «Mona Lisa» al suo posto legittimo, ma ne elevò anche lo status, trasformandola da dipinto venerato a icona leggendaria e cambiando per sempre il modo in cui il pubblico la percepiva e il modo in cui i musei di tutto il mondo la proteggevano.

La Mona Lisa esposta alla Galleria degli Uffizi di Firenze, in Italia. Il direttore del museo Giovanni Poggi (a destra) esamina il dipinto. Dicembre 1913. Immagine tratta da Wikimedia Commons.
Oltre il furto: alla scoperta degli aspetti meno noti della «Mona Lisa»
Identità: Il nome "Mona Lisa" riflette appropriatamente l’identità di Lisa Gherardini, la donna ritratta, il cui marito commissionò il celebre dipinto.
Ammirazione delle celebrità: Il dipinto un tempo decorava La camera da letto di Napoleone, dove influenzò i suoi sentimenti romantici.
Dimensioni fisiche e misteri: Nonostante la sua fama, la «Mona Lisa» è sorprendentemente modesta nelle dimensioni: misura appena 30 pollici per 21 pollici. La questione delle sue sopracciglia sbiadite ha suscitato un notevole dibattito, eppure in origine erano presenti, per poi attenuarsi nel corso del tempo.
Corrispondenza unica: La «Mona Lisa» si distingue come l’unica opera del Louvre ad avere una cassetta postale dedicata, che accoglie le numerose lettere d’amore che riceve.
Influenza sulla moda: L’enigma della «Mona Lisa» ha influenzato anche la moda, ispirando le donne a imitarne l’aspetto venerato e il sorriso misterioso.
Resistenza: Dalla sua acquisizione da parte della Francia nel 1797, la «Mona Lisa» ha subito numerosi attacchi, tra cui il lancio di vernice spray e di una tazza da tè nei primi anni del XX secolo. Più recentemente, nel 2022, è stata imbrattata di torta e, nel 2024, è stata schizzata di zuppa. Nel 1956 è stata presa di mira due volte in un solo anno, una volta con una lametta e una volta con una pietra. L’ultimo incidente ha coinvolto due manifestanti donne con magliette con la scritta «contrattacco alimentare» mentre lanciano zuppa contro il dipinto, oggi esposta al Louvre, nel centro di Parigi. Fortunatamente, grazie alla sua protezione in vetro, il dipinto è rimasto intatto.
Protezione: Dal 1804, la "Gioconda" è esposta nel Museo del Louvre a Parigi, custodita al sicuro dietro un vetro antiproiettile. Prima di entrare a far parte della collezione del museo, il dipinto apparteneva alla collezione reale e passò al popolo francese durante la Rivoluzione (1787–99).

L'installazione della Gioconda nel Museo del Louvre, senza la folla davanti a essa. Immagine tratta da Wikimedia Commons.
La "Gioconda" trascende la sua maestria artistica per diventare un fenomeno globale, in gran parte grazie al suo drammatico furto nel 1911. Questo evento, unito al suo fascino misterioso e alla maestria di Leonardo da Vinci, portò il dipinto sotto i riflettori, trasformandolo da opera d'arte venerata a icona leggendaria. L'intensa copertura mediatica e l'intrigante storia del recupero l'hanno radicata profondamente nella coscienza culturale, rendendola non solo un'opera d'arte, ma un simbolo dell'inesauribile potere dell'arte di affascinare e stimolare l'immaginazione. Questa vicenda ci ricorda il valore insostituibile dell'arte e il suo profondo impatto sul nostro patrimonio culturale, garantendo che l'eredità della "Gioconda" continui a incuriosire e ispirare.

Leonardo di ser Piero da Vinci – Ritratto di Mona Lisa (detta La Gioconda) – Louvre 779 – Dettaglio (sorriso). Immagine tratta da Wikimedia Commons.
Domande frequenti: il furto della Gioconda
Quando fu rubata la Gioconda?
La Gioconda fu rubata dal Museo del Louvre di Parigi il 21 agosto 1911. Il furto fu scoperto quando il pittore Louis Béroud arrivò al museo e trovò uno spazio vuoto al posto del dipinto.
Quando fu recuperata la Gioconda?
La Gioconda fu recuperata nel 1913, più di due anni dopo il furto. Fu ritrovata a Firenze, in Italia, dopo che Vincenzo Peruggia aveva tentato di venderla alla Galleria degli Uffizi.
Chi rubò la Gioconda?
La Gioconda fu rubata da Vincenzo Peruggia, un imbianchino italiano ed ex dipendente del Louvre. Rimosse il dipinto dalla cornice, lo nascose sotto il camice da lavoro e lo portò fuori dal museo.
Il furto rese famosa la Gioconda?
La Gioconda era già rispettata come capolavoro del Rinascimento, ma il furto del 1911 la rese molto più famosa. La scomparsa, le indagini, l'attenzione dei media e il drammatico recupero trasformarono il dipinto in una storia di portata internazionale e contribuirono a farne un'icona culturale globale.
Dove fu ritrovata la Gioconda?
La Gioconda fu ritrovata a Firenze, in Italia. Vincenzo Peruggia aveva tenuto il dipinto nascosto nel suo appartamento prima di tentare di venderlo alla Galleria degli Uffizi.
Grazie per aver letto.
~ Jeff



